"Il soffio della Glicer"

Fiona aveva sempre avuto una curiosità morbosa per il proibito. Quando trovò quel vecchio libro nella soffitta polverosa della casa di sua nonna, non poté fare a meno di sfogliarlo. Le pagine erano ingiallite, il testo scritto in una lingua che sembrava dimenticata. Ma una parola si ripeteva spesso, quasi fosse un nome: Glicer. In fondo al libro c’era un rituale, con istruzioni chiare e precise. Diceva che evocare la Glicer avrebbe portato “libertà eterna” a chiunque lo desiderasse. Fiona, scettica ma intrigata, preparò tutto: una candela nera, una ciotola d’acqua e il suo respiro. “La libertà è sempre stata una bugia,” sussurrò, ripetendo le parole del testo. “Glicer, vieni a me.” La candela si spense, nonostante non ci fosse vento, e l’aria nella stanza divenne densa, quasi irrespirabile. Fiona si sentì invadere da un’improvvisa oppressione, come se una presenza invisibile avesse preso posto accanto a lei. “Mi hai chiamata,” disse una voce dolce ma minacciosa, che sembrava provenire da ogni angolo della stanza. Fiona si voltò, ma non c’era nessuno. Poi la vide: una figura alta, eterea, il corpo traslucido come fatto di fumo, con occhi che pulsavano come fiamme deboli. “Sei la Glicer?” chiese Fiona, cercando di non tremare. “Sono ciò che desideri,” rispose l’essere, avvicinandosi. “E ciò che temi.” Prima che Fiona potesse rispondere, la creatura si mosse più velocemente di quanto i suoi occhi potessero seguire. Una mano d’ombra le si posò sulla gola, morbida come seta ma più pesante di qualsiasi catena. “Libertà,” sussurrò la Glicer, stringendo lentamente. Fiona cercò di urlare, ma il suono si fermò nella sua gola. Sentì il respiro abbandonarla, come se l’aria fosse stata risucchiata dalla stanza stessa. La stanza intorno iniziò a svanire, sostituita da un vuoto nero, senza fine. “Vuoi libertà, ma non sai cosa significa,” continuò la Glicer. “La libertà non è vivere. È smettere di esistere.” Fiona lottò, le unghie graffiavano la mano spettrale che la soffocava, ma non riusciva a toccarla davvero. Le sue forze la stavano abbandonando. Nei suoi ultimi istanti, capì la verità: il rituale non evocava salvezza, ma una condanna. Il corpo di Fiona venne trovato la mattina dopo, rigido e pallido, con gli occhi spalancati in un’espressione di puro terrore. Nessuno notò che il libro sul tavolo era sparito. La Glicer era altrove, in attesa della prossima voce che l’avrebbe chiamata, cercando libertà senza comprendere il prezzo.

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