"Il soffio della Glicer"
Fiona aveva sempre avuto una curiosità morbosa per il proibito. Quando trovò quel vecchio libro nella soffitta polverosa della casa di sua nonna, non poté fare a meno di sfogliarlo. Le pagine erano ingiallite, il testo scritto in una lingua che sembrava dimenticata. Ma una parola si ripeteva spesso, quasi fosse un nome: Glicer. In fondo al libro c’era un rituale, con istruzioni chiare e precise. Diceva che evocare la Glicer avrebbe portato “libertà eterna” a chiunque lo desiderasse. Fiona, scettica ma intrigata, preparò tutto: una candela nera, una ciotola d’acqua e il suo respiro. “La libertà è sempre stata una bugia,” sussurrò, ripetendo le parole del testo. “Glicer, vieni a me.” La candela si spense, nonostante non ci fosse vento, e l’aria nella stanza divenne densa, quasi irrespirabile. Fiona si sentì invadere da un’improvvisa oppressione, come se una presenza invisibile avesse preso posto accanto a lei. “Mi hai chiamata,” disse una voce dolce ma minacciosa, che sembrava proven...