Titolo: "Il biglietto maledetto"

Era una mattina grigia, con l’aria carica di una strana elettricità. Federico insistette: “Andiamo al bar, Beppe. Ho bisogno di cambiare aria.” Beppe, svogliato, scosse la testa. “Rilassati. C’è il caffè qui.” Federico cedette, ma il disagio non lo abbandonava. Qualcosa in quel giorno sembrava sbagliato. Al bar, Natasha, con un sorriso stanco, comprò un gratta e vinci per passare il tempo tra un cliente e l’altro. Il biglietto era strano: la stampa leggermente sbiadita, e il venditore l’aveva quasi scartato, come se non volesse darlo a nessuno. Con una moneta, Natasha lo grattò. Tre simboli identici apparvero sotto la patina dorata: "VINCITA MASSIMA". Il cuore le esplose nel petto. 500.000 euro. La vita finalmente le sorrideva. Ma mentre teneva il biglietto in mano, qualcosa cambiò. Il bar si fece silenzioso. L’aria divenne fredda, gelida. Natasha guardò attorno: i clienti erano immobili, come statue, con occhi vuoti. Un’ombra si mosse dietro il bancone. “Non era per te,” sussurrò una voce cavernosa. Natasha si voltò, tremando. Dal biglietto si allungavano linee nere, simili a radici, che salivano lungo il suo braccio. Tentò di lasciarlo cadere, ma era come se fosse incollato alla sua pelle. “Doveva essere di Federico…” continuò la voce, questa volta più vicina, quasi al suo orecchio. L’ombra prese forma: un volto scarno e deforme, con occhi profondi e luminosi. “Hai rubato il suo destino. Ora pagherai il prezzo.” Natasha urlò, ma nessuno si mosse. Le radici la avvolsero completamente, trascinandola nel buio. Il biglietto cadde a terra, intatto, pronto per il prossimo. Qualche giorno dopo Federico, incuriosito dalla scomparsa di Natasha, decise di andare al bar. Sulla soglia, notò un gratta e vinci abbandonato sul bancone. “Chissà,” pensò, afferrandolo. Ma appena iniziò a grattare, sentì il gelo avvolgerlo. Una voce familiare, sussurrante, riempì l’aria: “Era tuo, Federico. E ora... sei mio.”

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